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“CREDERE NELLA PERSONA E NELLE SUE POTENZIALITÀ”: i concetti di originalità e globalità , fulcro della concezione della persona secondo l’approccio psicomotorio di B. Aucouturier. (PARTE PRIMA)

postato da contestoinfanzia - in genitori e figli, infanzia, le esperienze - il 19 Febbraio 2015

Perché credere nella persona e nelle sue potenzialità?
Sarà necessario rivedere il rapporto dell’uomo con tutto ciò che è della sua natura per poter dare una rinnovata lettura filosofica e psicologica dell’unità psicofisica della vita, che ridà il posto del tutto teoretico che ha perso a partire da Cartesio.
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Una riflessione dal Discorso sul metodo di Cartesio.
Non possiamo liquidare con poche parole la questione posta da Cartesio ma è necessario riflettere su ciò che egli dice rispetto alla regola dell’evidenza che impone di accogliere le verità solamente quando sono nell’assoluta certezza “Non accogliere nulla per vero che non conoscessi essere tale con evidenza: di evitare cioè accuratamente la precipitazione e la prevenzione; e di non comprendere nei miei giudizi nulla di più di quello che si presenta così chiaramente e distintamente alla mia da escludere ogni possibilità di dubbio.” Il Discorso sul metodo.
È un discorso superato quello che è stato proposto da Cartesio o la società in cui siamo collocati ci impone un ripensamento? Se vogliamo credere nella persona non possiamo cadere nello scetticismo (dubitare di tutto).
Se solo l’aspetto fisico avesse importanza, visto che è ciò che è evidente, tutto l’impianto del significato delle azioni dell’uomo verrebbe a cadere, l’evidenza del fenomeno fisico non avrebbe niente da condividere con i valori che sono le colonne portanti della vita stessa con tutti ciò che comporta. Si potrebbe affermare, drammaticamente, che l’uomo è un animale fra i tanti e uguale a tanti altri animali, dentro la giunga incomprensibile della natura che lo circonda. Incomprensibile perché, se egli è un animale, ciò che sta intorno a lui è posto unicamente per soddisfare bisogni fisici fine a se stessi e, pertanto, non portatori di senso perché solo l’umano può dare senso alle cose che stanno intorno a lui. L’essere umano, si distingue dagli altri organismi viventi anche perché è un essere intellettuale. È interessante soffermarsi sul termine intellettuale, che deriva sì dal tardo latino intellectualis, ma è soprattutto un aggettivo che vuole indicare ciò che per la filosofia riguarda l’intelletto nella sua attività teoretica. L’essere umano non è solo corpo, non è solamente spirito. Vi è un problema immanente che resiste nell’essere pensante e che da sempre è pressante: la difficoltà di far coincidere i due elementi che sono indiscutibilmente e contemporaneamente esistenti nell’essere umano. L’uno non può funzionare senza l’altro.
Nel pensare all’essere umano ci possono essere punti di vista differenti, secondo come lo si vuol guardare, o dal lato fisico o sul versante dello spirito. Se è questo che si vuol vedere allora l’incompatibilità emerge, perché si vuol far funzionare i due elementi in un dualismo radicale senza alcuna possibilità di incontrarsi. Il corpo può essere considerato come un contenitore composto contemporaneamente di interno ed esterno? La risposta a ciò potrà permettere una conciliazione fra materia e spirito. Attraverso l’esperienza del corpo si ha la dimostrazione di essere vivi e nella vitalità del corpo che è pensante, che è agente, si può avere la dimostrazione che l’essere umano è materia ed è spirito, ed è in grado di mettere in chiara luce i fenomeni della materia organica e dimostrare come questi ultimi hanno validità anche per ciò che è dello spirito. Lo scopo del bene come ciò che avviene per natura e quindi è lo scopo naturale che non ha bisogno di scelta e lo scopo come ciò che proviene dal desiderio dell’individuo, con una definizione di valore che si avvicina più a ciò che può derivare dall’intelligenza e dalla razionalità dell’umano. Quest’ultimo si pone delle domande umane: come, perché, quanto. Questo è legato a sua volta al desiderio se è più o meno conveniente per sé stessi e, a sua volta, si lega alla volontà e alla libertà dell’azione del singolo che prende parte ad un progetto ampio che è quello della società e della cultura in cui vive. Sarà necessario riflettere sull’astensionismo riguardo all’inconoscibile, ovvero ad una ammissione di essere ignoranti di fronte alle cose non dimostrabili empiricamente. Questa ammissione di ignoranza apre un varco pericoloso all’illimitata potenza delle affermazioni positive mettendole sul piano dell’assoluto e affermando così il dogmatismo delle scienze naturali. L’essere umano dovrà essere considerato come partecipe alla sua vita. Esser-ci nella libertà che è il marchio impresso nell’uomo a partire dalla funzione biologica. Sarà possibile, ritornare a guardare l’aspetto biologico che non è solamente perfezione ma che comprende anche imperfezioni e davanti ad esse fermarsi riconoscendo il limite? Bernard Aucouturier identifica questo con un termine importante: biologia umanizzata.

Credere nella persona.
Credere nella persona è principalmente credere nelle sue possibilità. È una possibilità che si trasforma in potenza nella misura in cui questo termine è reso assumibile da un significato che si adatta al saper fare in un qui ed ora che contiene il passato si manifesta nel presente ed è proiettato nel futuro. Se siamo aperti ai bisogni dell’uomo dovremo conservare integro il vero significato del termine potenza considerandolo sempre come un poter essere e un poter fare, mantenendo, allo stesso tempo, il confine stabile tra illusione e disillusione, intesa la prima come un tutto fattibile senza alcun impedimento e il secondo come il ritornare a considerare il potere con la realtà dei fatti leciti.

Formatrice
Dott.ssa Gabriella Andreatta

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