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GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA MEMORIA: IL RICORDO EDUCATIVO TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO.

postato da contestoinfanzia - in le esperienze - il 27 gennaio 2017

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA MEMORIA:
IL RICORDO EDUCATIVO TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO.
Il 27 gennaio si celebra la Giornata Internazionale della Memoria. Una data scelta come simbolo: il 27 gennaio 1945, infatti, è la data in cui le forze alleate abbatterono i cancelli e fu liberato il campo di concentramento di Auschwitz. Una data che ricorda a tutti e in modo indelebile di cosa può essere capace l’Essere Umano, un monito contro la leggi razziali, le persecuzioni, la prigionia, la distruzione della dignità umana.
La scelta di celebrare ogni anno la Giornata Internazionale della Memoria serve soprattutto a far sì che in maniera attiva e consapevole, le nuove generazioni possano far tesoro di ciò che il passato amaramente ci può insegnare. Serve a far sì che non si ripetano mai più gli stessi assurdi errori.
In un clima sociale come quello in cui viviamo oggi, ricordare significa scegliere.
Scegliere di abbattere le barriere mentali e fisiche che hanno imprigionato milioni di persone tra il 1933 e 1945, ma che purtroppo imprigionano ogni giorno milioni di persone ancora oggi.
Basti pensare che nel mondo secondo il Global Peace Index 2016 (GPI) sono soltanto 10 i paesi che vivono in pace nel mondo. Le guerre di Medio Oriente e Africa, la crisi dei rifugiati, il terrorismo rendono a rischio tutto il resto del mondo.
E allora la Giornata Internazionale della Memoria fa sì che attraverso il Passato si possa parlare di Presente e di Futuro.
E quando parliamo di Futuro è inevitabile non pensare ai Bambini. Come poter raccontare ai Bambini la Shoah? Come poter far capire che l’Essere Umano è capace anche di queste barbarie? Come poter spiegare che ancora oggi in alcuni paesi ci sono persone, popoli perseguitati e discriminati? Come poter evitare che le nuove generazioni possano macchiarsi di questi crimini?
Possiamo scegliere due strade: una diretta e una indiretta.
La strada diretta è quella del racconto, è quella della testimonianza verbale o con l’ausilio di film o libri.
Naturalmente è una strada che possiamo intraprendere esclusivamente con i Bambini più grandi. I maggiori esperti di Infanzia parlano dei Bambini della classe quinta della Scuola Primaria come età adeguata per un racconto che possa essere non solo ascoltato, ma anche compreso ed elaborato.
Il Bambino dovrà essere accompagnato emotivamente in questo percorso, fatto di rivelazioni non facili da capire, data l’assurdità della questione.
L’altra strada è quella che possiamo definire indiretta. O meglio una strada che comincia da lontano, fin dalla nascita. È la strada dell’Educazione Interculturale e dell’Educazione Empatica.
Educare attraverso una pedagogia interculturale significa far propria un’educazione inclusiva che valorizza la convivenza e l’accoglienza di varie forme di diversità. Significa offrire ai “nostri Bambini” la curiosità e l’apertura verso forme culturali diverse dalle nostre, significa far della diversità una competenza e non una mancanza.
Parlare poi di Educazione Empatica, presuppone un’educazione al “Sentire l’altro” al “mettersi nei panni dell’altro”, l’altro che per definizione è qualcosa di diverso da me.
Ed è sul sentire profondamente e sulla comprensione empatica emozionale che si fonda l’Educazione Empatica: educare il Bambino all’attenzione per l’altro ed al prendersi cura dell’altro.
È attraverso questi principi che possiamo, indirettamente, far sì che l’Essere Umano si riappropri di una connotazione emotiva e non diventi invece qualcosa di lontano e diverso da noi.
Fin dall’Asilo Nido arrivando poi alle Scuole di ordine superiore, la Pedagogia Interculturale ed Empatica, può trovare il suo Luogo di sviluppo e di crescita. Un Luogo in cui semplicemente educare, dai più Piccoli ai più Grandi, alla diversità ma allo stesso tempo all’accoglienza.
E allora come Comunità Educante, fatta di Genitori ed Educatori, dobbiamo assumerci la Responsabilità di Ricordare attivamente e consapevolmente ed Educare intenzionalmente alla presa in carico dell’altro.

Dott.ssa Marta Marconi
Educatrice Contestoinfanzia
e Psicologa del Centro Ma.MA

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