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L’importanza educativa del pasto

postato da contestoinfanzia - in infanzia - il 22 Ottobre 2013

Le abitudini alimentari, che ci accompagneranno per tutta la vita, si acquistano nella primissima infanzia: nutrirsi deve divenire una attività spontanea, naturale, fonte di piacere, e niente può essere trascurato al fine di creare un buon rapporto tra il bambino e il cibo nel rispetto di un’alimentazione corretta, equilibrata. Il momento del pranzo costituisce uno degli aspetti più significativi della vita, non solo per la salute e il benessere del bambino, ma anche da un punto di vista educativo.

Nel corso degli anni è stata raggiunta una sempre maggior consapevolezza di come il pasto sia un momento di relazione privilegiata, di scoperta e conquista dell’autonomia, di conoscenza di sé, dei propri bisogni e del proprio corpo. Momento di socializzazione tra adulti e bambini e tra i bambini stessi: il pasto consumato insieme, in famiglia, con i genitori, i fratelli o le sorelle maggiori rappresenta un aiuto potente, vedere gli altri favorisce l’imitazione, l’interazione, porta a scambi ed aiuti reciproci carichi di piacere, di affettuosità e di divertimento. La presenza del genitore – o dell’adulto di riferimento – durante il pasto rappresenta per il bambino una presenza rassicurante, mai intrusiva, che dovrebbe aiutare, sostenere, gratificare – attraverso il linguaggio verbale e non verbale – incoraggiando ad assaggiare cibi nuovi, a mangiare da solo, favorendo gli scambi di comunicazione e facilitando l’interiorizzazione delle prime regole (l’uso corretto di posate, bicchiere, piatto, cibo).

Per i piccolissimi, l’alimentazione è soprattutto un momento di intimità tra adulto e bambino dove diventa fondamentale il rispetto di tempi e ritmi individuali, dei cambiamenti che avvengono di giorno in giorno, soprattutto nella fase delicata dello svezzamento. Il momento del pasto rappresenta anche un’importante esperienza sensoriale: è con la manipolazione ed il “pasticciamento” del cibo che il bambino impara prima con le mani e poi con il cucchiaio, a nutrirsi da solo. Il bambino ama toccare gli oggetti che ha intorno, le cose che gli appartengono, i cucchiai, la tovaglia, i piatti, il cibo e adora mangiare con le mani. Il suo organo di conoscenza nei primi mesi di vita è la bocca, successivamente impara a conoscere con le mani; non usa più allora solo la bocca, ma anche il tatto, che lo aiuta a conoscere densità, calore, consistenza degli oggetti. Questo interesse per la conoscenza degli oggetti – ripetutamente toccati e portati alla bocca – è normalmente molto apprezzato, se non riguarda il cibo; il bambino ha invece il diritto, prima di mettere in bocca un nuovo cibo, di guardarlo, esaminarlo, giudicarlo, toccarlo, come fa con tutte le altre cose. Nel primo periodo, ovviamente, il bambino non sarà in grado di mangiare da solo: sarà più il cibo sparso sulla tovaglia, sotto la sedia e sui vestiti che non quello entrato effettivamente in bocca. Occorre favorire un clima disteso in cui il bambino si sentirà libero e così imparerà a mangiare bene e accetterà con gioia che lo si imbocchi senza impedirgli, qualora la consistenza del cibo lo consenta, di fare i suoi tentativi. Mentre lo si imbocca è opportuno anche che lo si lascimaneggiare un cucchiaino su di un piatto a sua disposizione con un po’ di pappa; solo conoscendo cucchiaio e forchetta imparerà poi a servirsene. La scelta dei piatti in ceramica e dei bicchieri in vetro – quando sarà in grado di usarli al posto delle tazze con i manici – è dettata dalla convinzione che è giusto che il bambino si confronti con la vita reale, acquisti dimestichezza con i diversi materiali e sappia che esistono materiali infrangibili e altri molto delicati: un’eventuale rottura dovrà essere accolta come occasione di apprendimento e l’uso progressivo e sempre più autonomo di tali “strumenti” costituirà una conquista importante verso l’affermazione dell’identità personale.

Mangiare è anche un piacere e tale ulteriore aspetto non può essere trascurato nella preparazione dei pasti, che dovranno stimolare la voglia di mangiare ed educare il gusto; questo giustifica la cura particolare che necessita la presentazione dei piatti e l’esigenza di fornire alimenti che con il loro aspetto, odore, consistenza risveglino l’appetito ed invoglino a scoprire sapori nuovi. Tutto ciò deve essere attuato senza dimenticare che il bambino sviluppa gradualmente le sue capacità digestive e che il momento dell’introduzione di nuovi cibi è particolarmente delicato. Ogni bambino ha tempi e modi diversi nell’accettare cambiamenti nella sua alimentazione; è necessario quindi non mettere fretta al bambino, rispettare i suoi gusti e la sua capacità di autoregolarsi.

Dott.ssa Cristiana Berti

Coordinatrice Pedagogica

Cooperativa Sociale ContestoInfanzia

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