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Limiti che sostengono

postato da contestoinfanzia - in infanzia - il 20 Marzo 2014

Passati i due anni di età i genitori si trovano davanti ad una non facile “prova”: la fissazione di confini e limiti che si misura con la loro personale capacità di dire no!

A quest’età il bambino ha maturato molte abilità: sa muoversi da solo, vuole fare da solo ma potrebbe andare incontro a pericoli, per questo sono importanti cornici di confine. L’istinto dei genitori è spesso quello di fare le cose al posto del proprio bambino. Per crescere però egli ha bisogno di mettere in pratica le capacità che sta faticosamente conquistando, al fine di svilupparle pienamente e padroneggiarle, per acquisire il controllo della mobilità e migliorare la manualità; l’adulto dovrebbe quindi avere un po’ di pazienza e – stando “un passo indietro” – lasciar sperimentare il piccolo senza frenarne l’entusiasmo e non frustrando le sue aspirazioni.

Il bambino ha bisogno di provare e ri-provare dove sono i suoi personali limiti, per comprendere fin dove può arrivare da solo e dove invece ha bisogno dell’aiuto dell’adulto; allo stesso modo deve poter fare esperienza di sentimenti quali la frustrazione, e di quelle emozioni sgradevoli che possono nascere dall’incapacità di poter far tutto quello che desidera.

Il bambino non può imparare a controllare l’aggressività e le emozioni negative se non ha avuto la possibilità di provarle, di conoscerle in prima persona. Solo così può valutare la forza e trovare in sé le risorse per imbrigliarle e, se possibile, utilizzarle per scopi vantaggiosi. (Martha Harris)

Il bambino potrebbe vivere i limiti definiti dall’adulto come restrizioni e questo potrebbe suscitare in lui rifiuto ed ostilità; al contrario tali confini sono per il bambino indispensabili perché gli danno contenimento e gli fanno sentire la protezione. Esistono ottime ragioni per fissare limiti e confini, una di queste è la tutela dell’incolumità fisica che potrebbe comportare – ad esempio – il divieto di utilizzare nel gioco oggetti pericolosi. Il fare fermo ed autorevole dell’adulto – malgrado le opposizioni del bambino – permette di agire per il suo bene: per il bambino questa è la dimostrazione che qualcuno affronta momenti, sì sgradevoli, ma nel suo interesse… tutto ciò – pian piano – è compreso dal bambino, che interiorizza senso di sicurezza, cura e protezione.

Altra buona ragione per dare limiti è che questo consente lo sviluppo di risorse proprie: se accanto a noi ci fosse sempre qualcuno che costantemente soddisfacesse ogni nostra richiesta, desiderio o capriccio, rischieremo di diventare sempre più fragili ed incapaci di gestire il sentimento della frustrazione quando tutto ciò non avviene. I limiti sono cornici, confini che rappresentano un’occasione di crescita: l’opportunità di risolvere un conflitto e di “attraversare” il sentimento di frustrazione che ne è scaturito, permettono al bambino di aumentare la fiducia nella propria capacità di affrontare con successo le difficoltà stesse. La frustrazione sprona il bambino ad utilizzare le proprie personali risorse. Ovviamente non è cosa piacevole sentirsi dire “no” – e lo sappiamo molto bene anche noi adulti – perciò occorre essere pronti ad affrontare le reazioni del bambino.

I piccoli, quando si agitano, tendono ad agire piuttosto che parlare, comunicando quindi tramite il comportamento. Se un adulto riesce comunque a mantenere la calma, aiutando il piccolo a superare la collera iniziale, quasi certamente il bambino stesso inizierà a sintonizzarsi con quella stessa calma, tranquillizzandosi lui stesso… è come se attingesse la forza per calmarsi, dalla calma stessa dimostrata dall’adulto. Per questo è importante che l’adulto non si lasci sopraffare dalle emozioni e non si lasci influenzare soccombendo anche lui alla rabbia e all’irritazione. Per riuscire ad aiutare il bambino a superare la collera, si dovrebbe cercare di prendere le distanze da quella stessa emozione per non farsi trascinare nel conflitto. Per i bambini è rassicurante vedere che anche i propri genitori provano collera, riuscendo però ad andare oltre, comprendono così che ci si può arrabbiare, riuscendo anche a superare questa emozione… in questo modo i bambini impareranno a gestire in modo positivo le proprie emozioni. Dobbiamo permettere al bambino di arrabbiarsi, aiutandolo a trovare modi accettabili per esprime la sua collera; occorre che quest’ultima sia tollerata dagli adulti che lo circondano, perché il bambino non la senta come insostenibile o inaccettabile. Se non permettiamo al piccolo di vivere anche le emozioni “meno piacevoli” impedendogli di farne esperienza, gli togliamo l’occasione per sviluppare abilità proprie per poterle gestire e superare. Mi piacerebbe concludere con questo passaggio tratto da “Un genitore quasi perfetto” di Bruno Bettelheim:

Dobbiamo essere profondamente convinti che il nostro amore si avverte soprattutto da come rispondiamo ai bisogni dei nostri figli e li aiutiamo a superare le loro difficoltà. Quando siamo scontenti di loro, fa parte del nostro rapporto lasciarglielo capire, senza assumere atteggiamenti critici o punitivi… Fa parte della nostra autenticità: non fingere di essere meglio di quello che siamo, meno che mai pretendere di essere perfetti, e tuttavia fare del nostro meglio per vivere una vita valida, in modo che i nostri figli, vedendo che ne vale la pena, desiderino, nei tempi e nei modi a loro confacenti, seguire il nostro esempio.

 

 

 

Dott.ssa Cristiana Berti,

Coordinatrice Pedagogica

ContestoInfanzia Coop. Sociale

 

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